Perché si parla di vini vegani

 

Si è assistito negli ultimi anni a una richiesta sempre maggiore di vini vegani. Una produzione di cui in passato non si sapeva quasi dell’esistenza. Ciò è dovuto al fatto che da qualche anno si è notato un crescente interesse verso un tipo di alimentazione più attenta e controllata. Sempre più persone preferiscono infatti consumare prodotti biologici o, ancora di più, biodinamici. Questa attenzione si è riflessa anche nel consumo di vino. Secondo l’Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica, si è avuto un aumento del 4% sulle vendite di vino bio. In Italia il 7% della produzione totale di vino è destinata a quello biologico.

Questi numeri sono rappresentativi di quanto gli stili di vita stiano cambiando, anche se lentamente. Ciò ha portato a sviluppare una sensibilità sempre maggiore anche verso il consumo di alimenti e prodotti cruelty free. Il numero di persone che adottano uno stile di vita vegano è in forte aumento. Di conseguenza è cresciuta l’attenzione anche per un tipo produzione di vino che possa definirsi completamente vegan.
Ma molti si chiedono cosa voglia dire affermare che un vino è vegano. E ancora, cosa impedisce ai normali vini di essere consumati anche da chi vive uno stile di vita vegano.

 

Cosa rende un vino non vegano

 

Seppur parliamo di una bevanda ottenuta dalla fermentazione di un frutto, purtroppo non possiamo affermare che tutti i vini siano vegani. Al contrario, durante le fasi di produzione e confezionamento vengono utilizzate sostanze utili al filtraggio, la cui provenienza è però di origine animale. Si tratta di coadiuvanti tecnologici, di natura organica o inorganica, utilizzati come “chiarificanti” del vino.

Il loro impiego ha la finalità di stabilizzare il vino, ovvero impedire modifiche chimiche o biologiche seguenti all’imbottigliamento. Ma soprattutto si usa per conferire limpidezza ai liquidi, attraverso la purificazione. Introdotti nel vino, essi portano in superficie le particelle di impurità che possono essere poi eliminate con due differenti tecniche. Con l’utilizzo della cellulosa vengono riassorbite ed eliminate, mentre con la farina fossile le impurità si sollevano e vengono eliminate per sospensione.
Dunque a filtraggio ultimato, queste sostanze non sono più presenti, ma a ogni modo non se ne può garantire l’assenza di piccole tracce.

La problematica che sta dietro l’uso di questi coadiuvanti è appunto come dicevamo la provenienza di origine animale. Nella maggior parte dei casi, infatti, si utilizzano come chiarificanti caseina e caseinati, albumina dell’uovo, colla di pesce o di ossa e gelatina alimentare. Tutto ciò impedisce a un vino di essere considerato vegano. E non solo per la presenza, come già detto, di residui di tali sostanze ma perché eticamente la sua produzione non può essere definita cruelty free.

Oltretutto, la “chiarifica” si esegue anche sul mosto fermentato dopo la fase di riposo nelle botti. Per non parlare delle sostanze usate nel confezionamento. Spesso si utilizzano infatti colle di origine animale per l’etichettatura.
Insomma, molti sono gli elementi per cui un normale vino, apparentemente vegan di natura, non possa essere definito tale.

Vini vegani

Caratteristiche dei vini vegani e marchio

 

Ciò che caratterizza un vino vegano sta appunto nell’attenzione durante la scelta dei coadiuvanti utili al filtraggio. Qui la scelta è orientata verso sostanze minerali, che garantiscono così un prodotto assolutamente cruelty free. Solitamente è la bentonite, roccia argillosa vulcanica, a sostituire le sostanze di origine animale. Introducendola nel vino, permette alle impurità di rimanere in superficie e di conseguenza di purificare il vino vegano.

L’assenza di sostanze di origine animale inizia però molto prima della fase di produzione del vino. Anche durante la concimazione si usa un tipo di humus completamente vegetale. Questo concime, ottenuto dai resti vegetali dell’agricoltura e degli alimenti umani, ha inoltre un potere maggiore sulla struttura del suolo. La vite, in questo modo, assorbe il nutrimento dal terreno, crescendo in equilibrio con esso.

Infine, si pone particolare attenzione anche in fase di confezionamento. Dalla colla per l’etichettatura all’adesivo per la chiusura dei cartoni, si usano solo prodotti di origine vegetale.

Per garantire tutto questo, l’Associazione Vegetariana Italiana (Avi) ha creato il marchio Qualità Vegetariana® Vegan. La presenza di questo marchio nelle etichette dei vini stabilisce l’origine vegana degli stessi. Dal 2009 inoltre, l’Università di Milano e l’Unione Italiana Vini ha elaborato una ricerca che ha messo a punto due tecniche di analisi. Essi si attengono al sistema di controllo ELISA e stabiliscono la presenza di residui di uova e latte. Questa metodologia garantisce una rilevabilità maggiore rispetto ai test già esistenti. 

 

Norme e etichette

 

Nonostante non esistano norme comunitarie né nazionali riguardo l’etichettatura di questi vini, spesso troviamo ugualmente in etichetta il claim “vegan”. Questo fa sì che il vino sia immediatamente riconoscibile da tutti coloro che seguono uno stile di vita cruelty free. Ma sebbene sia solo un’indicazione facoltativa, riportare la natura vegana del vino sottopone al rispetto delle norme di veridicità.

Troveremo quindi in etichetta il marchio dell’associazione vegana che ha rilasciato ai produttori del vino  la certificazione Csqa-Certificazioni. Ciò garantisce al compratore l’assenza di prodotti di origine animale in fase di produzione, imbottigliamento e confezionamento, stabilita a seguito di appositi controlli analitici.

Vini vegani

Perché scegliere un vino vegano

 

Scegliere di portare sulla nostra tavola un vino vegano è sempre la cosa migliore. Non solo perché deriva da viti sane su cui non sono state usate sostanze chimiche. Ma perché viene prodotto nel rispetto dell’ambiente e di ogni forma di vita. Un vino vegano è adatto a tutti e si sposa bene con ogni piatto. Non ha nulla da invidiare agli altri vini per quanto riguarda profumi e sapori. Ciò che fa la differenza è solo l’amore che c’è dietro verso la vita. Se poi ci aggiungiamo che la presenza di un minor numero di solfiti lo rende anche più sano, non resta altro che provarlo!

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